Il piacere dell'onestà
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Compagnia dell'Eclissi
 Compagnia dell'Eclissi

| Compagnia dell'Eclissi | via G. De Caro, 47 - 84126 Salerno | tel 347 6178242 |

Il teatro ha un solo mecenate: lo spettatore!

Stagione Teatrale 2019/2020

PROSSIMO APPUNTAMENTO

29° Festival Internazionale "Castello di Gorizia" - Premio Francesco Macedonio 2019/2020

Sabato 16 novembre,  ore 20:30

Teatro Kulturni dom

GORIZIA

#extrafestivalXS2020

TEATRO GENOVESI

Sabato 23 novembre 2019, ore 21:15

"La signora e il funzionario" di Aldo Nicolaj

Informazioni e prenotazioni al 338 2041379 - 347 6178242

Ampio parcheggio riservato

L'Ora di Teatro "Un Sipario aperto sul Sociale"  11° Festival Nazionale di Teatro Città di Montecarlo (LU) 

Domenica 10 novembre,  ore 17:30

Teatro Dei Rassicurati

Montecarlo (LU)

 

"Si è conclusa, a tarda notte, un'altra straordinaria esperienza in questo festival 'unico' nel panorama del teatro italiano non professionistico"

Bando e Regolamento 12° Festival Teatro [...]
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Il Bando del

12° Festival Nazionale

"Teatro XS"

Città di Salerno 2020

è

SCADUTO

Gli spettacoli iscritti al 12° Festival Nazionale Teatro XS Città di Salerno 2020 

 

  1. Tàlia si è addormentata”  di Francesco Petti Compagnia PolisPapin di Roma
  2. “La gabbia” di Stefano Massini Compagnia Gli Amici di Jachy di Genova
  3. “Muttura” di Walter Prete Associazione Culturale A.LIB.I. di Tricase (LE)
  4. “Nemici come prima” di Gianni Clementi Compagnia Teatrale Arca di Trevi (PG)
  5. “Chiamalo pure amore” di Luca Landi Compagnia Attori per Caso di Battipaglia (SA)
  6. “Vittime e carnefici” ispirato a “Sulla sedia sbagliata” romanzo di S. Rattaro Compagnia Il Teatro del Banchero di Taggia (IM)
  7. “Il gioco” di Giuseppe Miggiano Compagnia Teatrale Calandra di Tuglie (LE)
  8. “Oltre la striscia” di Fabio Pisano La Corte dei Folli di Fossano (CN)
  9. “I giusti nel tempo del male” di Svetlana Broz  Compagnia Claet di Ancona
  10. “Una storia assurda” di Michele Torresani Compagnia dei Giovani di Trento
  11. “Scene da un matrimonio” di Ingmar Bergman Compagnia Degli Evasi di Sarzana (SP)
  12. “Femmene” di  Marino Gennarelli Compagnia Gli Ignoti di Napoli
  13. “Macbeth” nell’adattamento di Chiara Verga Compagnia I Birbanti di Milano
  14. “Nora” libero adattamento di Dona Donarelli Compagnia Il Rubino di Pistoia
  15. “Il giuoco delle parti” di Luigi Pirandello Compagnia La Betulla di Nave (BS)
  16. “Na Storia Antica” di Enzo D’Arco Cooperativa Culturale La Cantina delle Arti di Sala Consilina (SA)
  17. “L’uomo dal fiore in bocca” di Luigi Pirandello nell’adattamento di Enzo D’Arco Cooperativa Culturale La Cantina delle Arti di Sala Consilina (SA)
  18. “Libere clausure” di Marina Pizzi Compagnia La Cricca di Taranto
  19. “Pilato” di Mario Alessandro Paolelli, Giovanni Spagnoli, Rosario Gattuso Compagnia La Ribalta di Vibo Valentia (VV)
  20. “Il re muore” di Eugène Ionesco Compagnia La Terra Smossa di Gravina (BA)
  21. “Lady AIDS” di Daniela Fava Compagnia Nuovo Teatro Popolare di Ispica (RG)
  22. “Una volta nella vita” di Gianni Clementi Compagnia Quanta Brava Gente di Grottaglie (TA)
  23. “Inquilini” Di Lillo Zarbo e Chiara Callegari Compagnia RamuliArte di Camastra (AG)
  24. “Camping” di Lorenzo Corengia Ronzinante Teatro di Merate (LC)
  25. “5 minuti, storia di tre giovani donne di Nicola Auletta Compagnia San Gregorio Magno di Crispano (NA)
  26. “American Buffalo” di David Mamet nell’adattamento di Maurizio De Giovanni Compagnia Satyricon di Boscoreale (NA)
  27. “Intrappolata” di Steve Braunstein (traduzione di Valentina Mucci) Teatranti Quanto Basta di Calci (PI)
  28. “La matassa” da Filumena Marturano adattamento di Nicola Mariconda Compagnia Vernicefresca di Avellino
  29. “Le 5 rose di Jennifer” di Annibale Ruccello Compagnia Vulimm’ Vulà di Pozzuoli (NA)
  30. “Eva non è ancora nata” di Salvatore Cosentino Filodrammatica Maruggese di Maruggio (TA)
  31. “Seminterrati” di Enrico Di Fabio Compagnia Semivolanti di Roma
  32. “Peppino Impastato/Giancarlo Siani – Il coraggio della verità” di Sergio Mari Compagnia MB47 di Salerno
  33. “Senza Hitler” di Edoardo Erba Compagnia degli Evasi di Sarzana (SP)
  34. “Bestie rare” di Angelo Colosimo Compagnia Wobinda Produzioni di Bologna
  35. “La soglia” da ‘Le sas’ di Michel Azama Compagnia Grandi Manovre di Forlì

 

Alla V edizione del Premio Teatrale Nazionale Portici in Teatro "Antonio Allocca" Annalaura Mauriello è premiata come migliore attrice caratterista per "Quei due!" (da "L'ultimo Bottone" e "Tre mesi dopo" di Eduardo De Filippo) nell'allestimento della Compagnia dell'Eclissi.

 

Al V Festival Nazionale di Teatro Città di Carosino Marianna Esposito riceve il settimo riconoscimento come migliore attrice protagonista per l'interpretazione di Caterina Leher in "La governante" di Vitaliano Brancati nell'allestimento della Compagnia dell'Eclissi.

"O di uno o di nessuno" di Luigi Pirandello nell'allestimento della Compagnia dell'Eclissi è lo spettacolo vincitore del Festival regionale U.I.L.T. Memorial “Massimo Troisi” di Casalbuono. Gerarda Mariconda (Melina) è migliore interprete protagonista (categoria unica per maschi e femmine), Enzo Tota (l'avvocato Merletti) è migliore attore non protagonista

Gli spettacoli in repertorio

 La signora e il funzionario

di Aldo Nicolaj (Uno dei padri fondatori dell’Unione Italiana Libero Teatro

L’omaggio che la Compagnia dell’Eclissi rende al drammaturgo di Fossano per l’imminente centenario della nascita  (15 marzo 2020)     

 IL TRAILER

 Clicca sull'immagine per il servizio del TG di TDS

L'intervista di Stefano Pignataro a Marika De Vita

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La recensione di Marisa Paladino nel "racconto" della serata finale dell'XI Festival Nazionale Teatro XS Città di Salerno 2019

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Le note di regia di Marcello Andria

 

“Commedia di costume dalle inflessioni umoristiche ma dal retrogusto acido e corrosivo, La signora e il funzionario fu scritta da Aldo Nicolaj (1920-2004) alla fine degli anni ’70, quando l’opinione pubblica italiana era profondamente scossa da disordini di piazza, lotta armata, strategia della tensione. Se ne percepisce l’eco, sia pure smorzata da una scrittura ironica e briosa, nel serrato e quasi asfissiante dialogo fra un funzionario – espressione tipica e grottesca delle meschinità e delle cattive abitudini radicate nella burocrazia ministeriale – e una di quelle terribili signore borghesi che popolano il teatro del prolifico commediografo piemontese, all’apparenza frivole e svitate, in realtà dotate di una sottile, personalissima razionalità. L’impatto fra i due personaggi produce un effetto bizzarro, che si spinge fin quasi ai confini del teatro dell’assurdo; un gioco un po’ perverso fra un gatto e un topo, in cui il primo, cedendo alla tentazione di un crudele ma divertente passatempo, tormenta e mette più volte alle corde la sua vittima; l’altro, intimidito e irrazionalmente spaventato, prova a minacciare, poi ad assecondare e blandire, il suo casuale aguzzino, nel quale vede materializzarsi tutte le sue paure, le sue debolezze, i suoi rancori, le sue frustrazioni. Sotto pressione e come in un incubo, arriva ad affermare di tutto e il contrario di tutto, mettendo a nudo in modo incongruo e inconsapevole i propri pensieri più reconditi. E «un uomo, di veramente suo, non ha che i pensieri…».

Sfrondato dei riferimenti più strettamente legati alla congiuntura socio-politico d’origine e trasportato in un luogo e in un tempo meno definiti e vagamente più attuali, lo spettacolo punta, sì, sulla critica pungente dei vizi nascosti e delle piccole virtù della middle class, bersaglio privilegiato della satira dell’autore. Con ghigno sardonico e moderata indulgenza, Nicolaj mette sotto osservazione, con lo sguardo lungo del pessimista di fondo, gli immarcescibili costumi nazionali. Ma l’omaggio che la Compagnia dell’Eclissi rende al drammaturgo di Fossano per l’imminente centenario della nascita vuol essere soprattutto la rappresentazione di un gioco teatrale che si avvale di una scrittura fluida e arguta oltre che di una solida costruzione drammaturgica.    (Marcello Andria)

Le foto di Maurizio Mansi

"La signora e il funzionario"

di Aldo Nicolaj

Rendendo omaggio alla nobile e assai complessa tradizione della farsa su modalità espressive e ritmi contemporanei, lo spettacolo mira a rivisitare con benevola ironia un teatro quasi bidimensionale, con quinte fisse e dipinte, in un allestimento stilizzato e privo di coloriture oleografiche – con gradazioni cromatiche sfumanti dal bianco al nero – e allude a distanza ai primi ‘film parlati’ a cui le commedie umoristiche dei De Filippo facevano da cornice poco meno di un secolo fa.                     

"Quei due!" il trailer

NOTE DI REGIA

 

Truffatori per fame e per necessità, più che per autentica vocazione, Giacomo e il nipote Carlino inciampano di continuo nella loro imperizia e, provocando equivoci e disastri a catena, si consegnano inevitabilmente nelle mani delle guardie. Nel collaudato meccanismo a orologeria della farsa, le loro vicissitudini generano quella ilarità stemperata da venature agrodolci che contraddistingue la produzione eduardiana dei primi anni Trenta. Creature in fondo inadeguate, che trascinano la loro esistenza fra disagi e privazioni, Giacomo e Carlino divertirono fino alle lacrime molte platee italiane e, in particolare, il pubblico del Kursaal, palcoscenico della prima grande affermazione del “Teatro Umoristico I De Filippo”, al quale i più autorevoli critici italiani accorsero puntuali ad ogni prima per ammirare l’arte originalissima dei tre figli illegittimi di Scarpetta. Presentato in anteprima al Teatro Palazzo di Montecatini nel luglio del 1931, L’ultimo Bottone sbarcò a Napoli nel febbraio del ’32 (appena due mesi dopo la rappresentazione della versione originaria di Natale in casa Cupiello, dunque) e conobbe un gran numero di riprese fino al 1943. Pressoché unanimi i commenti dei giornali dell’epoca: «Sul canovaccio i fratelli De Filippo han ricamato motivi comici e caricaturali divertentissimi; imponente e austero Eduardo, smarrito e svanito Peppino: con irresistibile effetti d’ilarità e l’uno e l’altro»; «La cronaca registra il solito trionfo»; «…il lavoretto fu ascoltato in mezzo ad una ilarità incontenibile e continua. Superbo fu Eduardo […] e inimitabile apparve Peppino nella smarrita fissità degli sguardi […]: una creazione mirabile». Un successo che si ripetette a Roma, Milano, Torino, Bari, e che indusse Eduardo a riproporre i due personaggi in un’ulteriore vicenda, portando in scena, nel febbraio del 1934, Tre mesi dopo, copione dai più ritenuto smarrito, ma conservato in realtà nell’Archivio De Filippo in un unico canovaccio, dattiloscritto e corretto a mano, appartenuto al suggeritore.

Ricostruendo, integrando, rielaborando nella sostanza i due inediti testi eduardiani, la riscrittura messa in scena dalla Compagnia dell’Eclissi conferisce loro continuità. Mutua il titolo unitario da un film che il regista salernitano Gennaro Righelli nel 1935 ispirò (molto liberamente) alle vicende dei due sfortunati mariuoli. Rendendo omaggio alla nobile e assai complessa tradizione della farsa su modalità espressive e ritmi contemporanei, lo spettacolo mira a rivisitare con benevola ironia un teatro quasi bidimensionale, con quinte fisse e dipinte, in un allestimento stilizzato e privo di coloriture oleografiche – con gradazioni cromatiche sfumanti dal bianco al nero – e allude a distanza ai primi ‘film parlati’ a cui le commedie umoristiche dei De Filippo facevano da cornice poco meno di un secolo fa.  (Marcello Andria)

Quei due! Le foto di Maurizio Mansi

Le recensioni (La governante)

"L'ambiguo governo del desiderio in Caterina Leher" 

("La governante" di V. Brancati. Di scena a Salerno)   

Scritto da Francesco Tozza

2 marzo 2017

CLICCA SULLA TESTATA per leggere la recensione

Il dramma di una governante

scritto da Marisa Paladino  (cliccare sul logo per collegarsi)

La Governante” di Vitaliano Brancati in scena al Teatro Genovesi di Salerno con la Compagnia dell’Eclissi

  • Published in Lapilli Salerno

Le foto di Maurizio Mansi 

Le foto di Giulia Sonetti 

"O di uno o di nessuno"

di Luigi Pirandello

Il trailer

 NOTE DI REGIA

È una sfida tutta maschile quella che ingaggiano Carlino Sanni e Tito Morena, amici per la pelle che, dopo aver condiviso, a lungo e in perfetto accordo, l’amore della giovane Melina, si trovano di fronte all’impossibilità di stabilire chi l’abbia messa incinta. Si incrina il ferreo sodalizio dei due, che, incuranti dei sentimenti e delle materiali esigenze della donna, sulla soglia della incerta e disputata paternità denunciano tutta l’immaturità e la fragilità emotiva dettata dal loro egoismo virile. Alla gretta inquietudine dei due amici-rivali si contrappone la nobile dignità di Melina – icona della maternità perenne – che nella completa e disinteressata assunzione di responsabilità, si dimostra capace di sacrificare se stessa per il figlio dato alla luce, riscattando in limine un passato non proprio limpido.

Da questa inusuale invenzione si dipana un apologo sulla prevaricazione dell’uomo sulla donna, sulla supremazia del ruolo materno su quello paterno, che, al netto delle profonde trasformazioni dell’assetto sociale, evidenzia ancora un profilo di attualità; sembra, anzi, affiorare con rafforzata evidenza dalla datata pagina pirandelliana. È l’ennesimo, insolito caso prodotto dall’imprevedibilità della natura umana – contraddittoria e senza un ordine apparente – che il drammaturgo siciliano indaga sotto la lente impietosa della sua acuta dialettica, mettendo a nudo il fondo oscuro e misero dell’esistenza.

Riportando all’attenzione un altro testo minore del Novecento, la Compagnia dell’Eclissi ne propone una messinscena drasticamente essenzializzata e adattata nei dialoghi, che nella conduzione tende a scandire il ritmo ansioso e concitato di un mélo giovanile. Il fuoco è così puntato sulle dinamiche innescate dai tre protagonisti, isolati nella cornice di un buonsenso adulto che consiglia, commenta, disapprova, partecipa, infine protesta per il destino della sfortunata Melina. Risolte salomonicamente le sorti del piccolo sopravvissuto alla madre, svanito il controcanto di amara indignazione, i due antagonisti, dopo un’ultima esternazione di aggressività, ricompongono il loro contrasto e, nell’interpretazione della regia, tornano alle antiche consuetudini, cinicamente derubricando la contesa per il predominio in una partita a dama lasciata in sospeso.

 

Traducendo per la scena l’omonima novella, pubblicata in versione integrale nel 1925, Pirandello scrisse O di uno o di nessuno nella primavera del 1929. Nel novembre dello stesso anno l’opera fu accolta da notevole favore di pubblico al debutto torinese, con Luigi Almirante e Sergio Tofano nei ruoli di Carlino e Tito, Giuditta Rissone in quello di Melina, il giovane Vittorio De Sica in quello di Merletti. Rare le riprese successive di qualche rilievo, fra le quali si segnala un allestimento diretto da Lamberto Puggelli del 1987. (M. A.)

Le recensioni

O di uno o di nessuno - la recensione di[...]
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"O di uno o di nessuno" di Luigi Pirandello

(Teatro Genovesi 26 dicembre 2015 - debutto)

Le foto sono di Maurizio Mansi

"O di uno o di nessuno" di Luigi Pirandello

(Teatro Genovesi 26 dicembre 2015 - debutto)

Gli scatti sono di Giulia Sonetti e

Giuseppe Mariconda

Gli spettacoli

della Compagnia dell'Eclissi

Le recensioni

 “Delitto all’isola delle Capre” – la Compagnia dell’Eclissi emoziona al Teatro Genovesi

La Compagnia dell’Eclissi di Salerno ha presentato, al Teatro Genovesi, il suo ultimo lavoro, “Delitto all’isola delle Capre”, di Ugo Betti, figura importante della cultura e del Teatro italiano, poeta, drammaturgo e giudice.

Uno spettacolo che emoziona, che fa vibrare corde profonde e sottili e un testo bellissimo, quello di Betti, complesso e forte, che mette in scena “il femminile” ─ tre figure di donna ─ attraverso dialoghi intensi e serrati. Avvertiamo l’eco della tragedia classica, l’ombra di Amleto (un Amleto al femminile, però, interpretato dalla brava e convincente Marika Mancini) e un senso ruvido del lavoro sull’archetipo, grazie anche ad una regia senza fronzoli (Uto Zhali, sempre bravo anche per la scelta delle luci e per gli equilibri della scena e dei movimenti), secca ed asciuttissima. La madre, Agata, il centro di questo mondo femminile che sconvolge i suoi equilibri sottili nell’incontro con Angelo (Roberto Lombardi, che incarna la figura predatoria maschile), nell’interpretazione di Marianna Esposito, matura e centrata, è una regina in rovina, una Penelope stanca che disfa la sua tela per sempre. Per un Ulisse assente. Bravissimi. E complimenti a questo Teatro che si muove nascosto e silenzioso fra di noi. Lo spettacolo è pronto per uscire, ora.

(Beatrice Salvatore)

La Compagnia dell’Eclissi al Teatro Genovesi con Il delitto all’isola delle capre di Ugo Betti

  • Published in Lapilli Salerno

 

Il trailer

Promo

LE RECENSIONI

 

 
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Scénario
Mercoledì 09 Novembre 2016 11:27


Il mestiere del critico
EDUARDO, FRA SCARPETTA E PIRANDELL
O

di FRANCESCO TOZZA

 
22 e 23 ottobre 2016Teatro M
 



"L’arte della commedia"  di Eduardo De Filippo
riduzione e adattamento di Felice Avella  regia di Marcello Andria  con Felice Avella, Ernesto Fava, Geppino Gentile,
Anna Maria Fusco Girard, Enzo Tota   -Compagnia dell’Eclissi, Salerno

****


Siamo tornati volentieri nel piccolo spazio accanto al Genovesi, qui a Salerno, dove “quelli dell’Eclissi” (così ci piace, affettuosamente, additarli) continuano – ormai da anni – a rivisitare forse dimenticate, ma indimenticabili, drammaturgie, praticando coraggiosamente (peraltro con decoro ed estrema dignità) quel teatro all’antica italiana (per usare la bella espressione del grande Sergio Tofano) che, per chi si ostina – noi fra quelli – a declinare la parola teatro al plurale (nel senso della molteplicità delle forme e delle pratiche teatrali), è bene continui a vivere, anche a beneficio delle nuove generazioni, troppo spesso costrette ad adorare un presente che comunque perde consistenza, se privato della memoria storica.

Certe distinzioni, del resto, non avevano senso già per le generazioni passate (almeno per i suoi più illuminati esponenti): basterà qui ricordare che attori fra loro diversi, ma di sicuro spessore, come Paolo Poli e (udite, udite!) Carmelo Bene, non disdegnavano affatto la frequentazione delle recite della D’Origlia-Palmi, fin quando la celebre piccola compagnia rimase sulla breccia nel modesto teatrino di Borgo Santo Spirito a Roma, ancora negli anni ’70 (sembra addirittura che il grande Carmelo ingaggiasse poi alcuni di quegli attori nelle sue formazioni); per non dire di un celebre polemista come il sempreverde Alberto Arbasino che, fra una prima alla Scala, qualche sortita al Berliner Ensemble e le diverse peregrinazioni per teatri di tradizione e sperimentali, trovava sempre il tempo (e forse ancora lo rimpiange!) per ritornare nel teatrino romano a riapplaudire attori che nel loro genere trovava perfetti. Ma sull’argomento ci siamo già in altre occasioni sufficientemente soffermati: fra gli opposti fondamentalismi, ormai diffusi anche in ambito extrareligioso, è difficile un dialogo.

Tornando a “quelli dell’Eclissi”, dopo un intrigante Pirandello (O di uno o di nessuno) visto mesi fa, abbiamo assistito di recente all’Eduardo, assai poco gettonato in verità, ma sempre attuale, de L’arte della commedia: una delle ultime repliche dello spettacolo, offerto dalla Compagnia ad happy few, purtroppo ormai disertato da un pubblico che evidentemente alle luci della ribalta preferisce tutt’altre luci! E’ subito da sottolineare che gli attori – nonostante i vuoti in sala – hanno recitato ugualmente con caldo entusiasmo, evidente convinzione, soprattutto con immutata perizia, come si conviene – è il caso di dire – a veri professionisti; indirettamente hanno fatta loro l’orgogliosa dichiarazione di Campese (il capocomico, protagonista della pièce): “non siamo più gli istrioni di un tempo, che improvvisavano la commedia dell’arte; abbiamo imparato ormai a recitare con arte la commedia”.

E le coincidenze fra alcuni punti, nella tessitura del testo eduardiano, con la componente esistenziale dei nostri attori, forse non si fermano qui. Il dialogo aspro e intenso fra Campese e il prefetto di un qualunque capoluogo di provincia; la rivendicazione del teatro quale funzione primaria della vita sociale e il rifiuto di una subalternità al potere politico, troppo spesso mantenuta e comunque condizionante la gente di teatro; la capacità, orgogliosamente ostentata, di rappresentare “duemila anni di teatro su pochi metri quadrati di tavole” (ed è davvero così, anche nel loro caso!): sono – tutti questi, e altri ancora – motivi di un’analogia situazionale che caratterizza ormai, anche se a livelli diversi, i nuovi attori, anche loro “in cerca di autorità” (per dirla con Campese), cioè in cerca di un diverso, più maturo incontro/confronto con le istituzioni, per convincere loro, e la società civile che rappresentano, dell’utilità del teatro.

Che non è “la solita zuppa” (come dichiara l’arrogante alterigia del prefetto De Caro) o la semplice occasione per troppo facili amarcord (i giovanili trascorsi dello stesso De Caro), ma lo strumento ancor oggi necessario per conoscere paradossalmente, attraverso la finzione del palcoscenico, la verità della vita (o almeno per rifletterci su). A questo punto dovrebbe interessare poco o niente se i casi della vita che si squadernano nell’ufficio del prefetto (nel secondo tempo della pièce) siano davvero l’espressione di una dolorosa antropologia del territorio o l’abile recita dei comici di Campese; il quale, di fronte al più eclatante di quei fatti, la morte (vera o presunta?) del farmacista, dichiara: “Quando in un dramma teatrale c’è uno che muore per finzione scenica, significa che un morto vero in qualche parte del mondo o c’è stato o ci sarà”.

Ma Campese, e con lui Eduardo, mente, sapendo di mentire: il valore di denuncia di un testo teatrale non si identifica con il gioco scenico, tanto meno lo esaurisce, anzi è ad esso subordinato: lasciare nel dubbio il prefetto (e con lui gli spettatori stessi) che la morte del farmacista sia vera o finta e che i lacerti di vita vissuta, snodatisi nell’ufficio del prefetto, siano tali, o non lo siano per davvero, è parte essenziale di quel gioco; per cui propendere esplicitamente per una delle due ipotesi diventa teatralmente assai poco efficace, traducendosi anzi in un errore di prospettiva drammaturgica.

Eduardo lo sapeva bene e per questo, da abile uomo di teatro più che da accorto polemista, corregge la sua precedente dichiarazione e conclude il lavoro con la celebre uscita che mina l’efficacia dell’apparentemente risolutivo evento finale (l’arrivo del maresciallo per smascherare l’ambiguità di Campese, conoscendo bene – lui e le forze dell’ordine – i cittadini venuti dal prefetto a confidare i loro casi): “tra il vestiario di una compagnia teatrale non è difficile trovare la divisa di un Maresciallo dei carabinieri”.

Uomini o comici? Realtà o finzione? Davvero “Pirandello non c’entra per niente”, come vorrebbe Campese? Pirandello, invece, c’entra, e come! Senza il beneficio del dubbio, lo snodarsi di quei casi della vita davanti al sempre più inquieto prefetto De Caro sarebbe una più o meno brillante prova d’attori, magari di guitti dai toni e con i gesti sapientemente farseschi (addirittura volutamente esibiti per convincere De Caro a venire a teatro!); improbabili – però – in una drammaturgia che torna a far perno sul problema dell’essere e del parere, per non ridursi ad una sia pur circostanziata e necessaria denuncia, se mai rafforzandola, scoprendo al solito i risvolti problematici e universali della finzione.

Marcello Andria, regista attento e scrupoloso dello spettacolo, ha fatto evidentemente le sue scelte; ha innanzi tutto snellito il testo (assieme a Felice Avella, peraltro misurato ed efficace interprete di Campese), eliminando il prologo, come del resto aveva già fatto l’Autore nel lontano 1965, al debutto napoletano del lavoro, ingiustamente temendo di aver creato “una noiosa conferenza sul teatro” (fortunatamente più tardi, per l’edizione televisiva del ’76, ricredendosi).

Ma soprattutto, per una volta più eduardiano di Eduardo (la cui falsa coscienza lo ha portato troppo spesso – comprensibilmente del resto – a negare, magari solo ridimensionandolo, l’indubbio debito contratto con il teatro pirandelliano), il regista  ha impresso alla recitazione degli attori (nel complesso ragguardevole) toni e gesti – almeno nel fatidico ed emblematico secondo tempo – piuttosto farseschi, al massimo tendenti al grottesco, mai minimamente drammatici (se si eccettuano le battute della compunta maestrina, la sempre misurata Anna Fusco Girard), sposando quindi la tesi che i lacerti di vita esposti nello studio del De Caro non sono l’esposizione sofferta di una tranche de vie ma la raffazzonata recita dei comici di Campese. Insomma il regista ha scelto Scarpetta, non Pirandello: nel segno di una tentazione fortunatamente non proprio frequente, anche se comprensibile, nel figlio – per più versi fortunatamente illegittimo – del creatore di Felice Sciosciammocca; comunque non proprio coerente, per quanto appena detto, con l’impronta complessiva di questa “commedia strana, formalmente e sostanzialmente diversa dalle altre” (a detta del suo stesso Autore).

Ma qui entrano in campo gusti personali, scelte di regia che non saranno certo contestate da chi ha sempre sostenuto la libertà della scrittura scenica, anche in relazione alle più imperative scritture drammaturgiche. Nella direzione voluta dal regista (ma non solo in quella, come spesso capita negli ensembles che si definiscono amatoriali, a loro modo e per intuibili ragioni artisticamente più anarchici) si sono mossi gli attori, oltre quelli già citati:  se Enzo Tota ha dato del suo personaggio (il medico condotto) una versione ultrafarsesca, brillantemente ampliando toni, gesti, tic attoriali propri alla nomenclatura guittesca, non certo alla professione che sembrerebbe dover esercitare (nel suo caso il dubbio pirandelliano non ha ragion d’essere!), Geppino Gentile ha dato di Padre Salvati un’interpretazione più ambigua, inducendo il sospetto che nella retorica del gesto potesse esserci la cialtroneria del guitto ma anche la sottile ipocrisia del vero uomo di chiesa.

A sua volta Ernesto Fava, che non rientrava nel novero dei comici sospetti, essendo nei panni del prefetto, ha offerto del suo ruolo il caratteristico aplomb, sufficientemente paternalista negli inevitabili amarcord (tutti gli uomini di potere amano rinvangare loro pretesi trascorsi attoriali!), emblematicamente arrogante appena rischia di essere messa in forse la propria autorità. Bene gli altri nelle parti di contorno.   
Gli spettatori si sono divertiti, applaudendo calorosamente gli interpreti; certo per nulla preoccupati dallo scioglimento di un enigma che non c’era stato.

 Attilio Mancino presenta

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SALERNO - LE PAROLE DI PEPPE BARRA FIRMANO L’UNDICESIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL NAZIONALE TEATRO XS 2019

| Compagnia dell'Eclissi | via G. De Caro, 47 - 84126 Salerno | tel. 3476178242 - 3382041379 

fondata il 3 novembre 2006

registrata il 7 novembre 2006

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Teatro Genovesi

Salerno

Bando e Regolamento 12° Festival Teatro [...]
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 APPUNTAMENTI

28 agosto 2019

La Notte dei Barbuti

Chiesa di Santa Apollonia

22 settembre 2019

Teatro Tognazzi

Velletri (Roma)

Domenica 13 ottobre 2019

Auditorium Sant'Alfonso Pagani (SA)

Sabato 19 ottobre 2019

Teatro Serpente Aureo Offida (AP)

Venerdì 25 ottobre 2019

Laives (Bolzano)

Domenica 10 novembre 2019, ore 17:30

Teatro Dei Rassicurati

Montecarlo (LU)

Sabato 16 novembre 2019

Teatro Kulturni Dom

Gorizia

4, 5, 11, 12, 18, 19 gennaio 2020

Teatro Arbostella

Salerno

Sabato 8 febbraio 2020

Teatro Comunale di Carosino (TA)

9 febbraio 2020

Bisceglie (BAT)

15 febbraio 2020

Auditorium Vittorino da Feltre (BL)

21 e 22 febbraio 2020

Galleria Arteatro

Solofra (AV)

23 febbraio 2020

Teatro d'Europa

Cesinali (AV)

7 marzo 2020

Teatro Comunale di Pontevico (BS)

8 marzo 2020

Spazio Modus

Verona

Giovedì 12 marzo 2020

Fossano (CN)

Centenario della nascita di Aldo Nicolaj

Venerdì 13 marzo 2020

Teatro Zandonai di Rovereto (TN)

Sabato 14 marzo 2020

Mori (TN)

Domenica 22 marzo 2020

Nuova data

Teatro Genovesi

via Principessa Sichelgaita, 12/A Salerno

   APPUNTAMENTI

Stagione 2019/2020

Informazioni e prenotazioni al

338 2041379

347 6178242

Ingresso 10€

Sabato 26 ottobre, ore 21:15 e domenica 27 ottobre, ore 19:00

Sabato 9 novembre, ore 21:15 e domenica 10 novembre, ore 19:00

ATTENZIONE!
L'Edipo previsto al Teatro Genovesi di Salerno per il 9 e 10 novembre, è stato rinviato a data da destinarsi.
Il maltempo ha creato problemi e modificato la programmazione.

Sabato 23 novembre, ore 21:15

 LEZIONE MAGISTRALE

Parole e musica, tradizioni e generi, timbri e registri diversi si rincorrono, si sovrappongono, infine si fondono nell’arte raffinata di Peppe Barra in una sintesi di rara incisività. Saldamente ancorato alle radici della memoria e al tempo stesso proiettato nei territori sfuggenti della modernità, l’interprete di una Napoli metatemporale dipana un lungo filo che dalla favola barocca di Gian Battista Basile e dalle filastrocche mnemoniche arriva fino ai suoni e agli umori del contemporaneo; gioca con perizia consumata, mai artificiosa, sul crinale sottile che divide il dramma dall’ironia, lo strazio dallo sberleffo grasso e trasgressivo, facendo leva sulle sue intatte qualità vocali, sulla sua accattivante e originale vis istrionica, con un gusto e una tecnica che di anno in anno si fanno più sofisticati e intriganti. 
Domenica scorsa Peppe Barra ha incantato i presenti con una deliziosa lezione in musica, non dissimile da quelle che impartisce agli studenti universitari da quando la “Federico II” gli ha conferito la laurea honoris causa in letteratura, scrittura e critica teatrale. Lo ha fatto con il consueto slancio, accompagnato da due musicisti di grande talento – Paolo Del Vecchio al mandolino e Luca Urciuoli al piano – per festeggiare Enzo Tota, che per il suo settantesimo compleanno ha voluto riunire gli amici al Teatro Genovesi, nello spazio in cui da oltre un decennio la Compagnia dell’Eclissi, da lui fondata, opera con impegno e passione. Tutti in piedi, dopo un’ora e venti di autentico godimento, ad applaudire il Maestro, poi a brindare. Una serata memorabile, che ha saputo emozionare e divertire nel segno di un artista intramontabile. 

(Marcello Andria)