Compagnia dell'Eclissi
 Compagnia dell'Eclissi

TEATRO GENOVESI

Stagione di prosa 2022/2023

Napoli 1936. Il regime fascista, nella fase di apogeo, celebra i suoi fasti con la conquista dell’Etiopia, raccogliendo un consenso pressoché unanime e impegnandosi, sul fronte interno, a cancellare anomalie e brutture che possano appannare l’immagine di uno Stato esemplare, fondato sull’idea tradizionale di famiglia.

Su questo sfondo si consuma l’epilogo della triste vicenda di Coletta Esposito, una giovanissima figlia del popolo abbandonata dalla madre in tenera età e a lungo rinchiusa fra le mura di un ospizio per fanciulle sole. È una storia di oscura drammaticità la sua, sospesa fra l’orrore per i crimini perpetrati e la compassione per le violenze e le sopraffazioni subite. Nella sua inesorabile e già segnata rovina, Coletta si è aggrappata fiduciosa a un uomo, Cipriano Barca, illudendosi di poter riscattare in un amore esclusivo i torti e le privazioni accumulati negli anni dell’adolescenza. Quando anche questo ennesimo inganno si svelerà in tutta la sua crudezza, lacerata dalle troppe sofferenze e accecata dall’odio, non troverà altra via di uscita che la più atroce e spietata delle vendette, quella, duplice, della Medea di Euripide.

Un’eroina tragica, ‘al nero’, come preannuncia il titolo della pièce, circondata da personaggi insidiosi, ambigui se non palesemente negativi, che l’hanno abbandonata o hanno approfittato di lei: la madre Cesarina – che ugualmente nasconde l’onta di torbide violenze consumate fra le mura domestiche – la quale tenta vanamente di riannodare con lei i fili di una relazione affettiva; lo zio Nunzio, che l’ha soccorsa solo per poterne poi abusare; finanche la suora che l’ha tenuta sotto custodia nell’ospizio, rigida nell’applicare ciecamente le norme e insensibile a ogni richiesta di aiuto. Una catena rituale di soprusi, di ferite insanabili; un groviglio avvelenato che soffoca e strazia la piccola protagonista della vicenda, fino a farle perdere il lume della ragione: in limine Coletta recupera brandelli del senso di maternità perduta e si ricongiunge affettivamente alla creatura a cui ha negato la vita, quasi identificandosi in essa.

Dichiaratamente ispirandosi alla nota vicenda narrata da Francesco Mastriani in La Medea di Portamedina, da cui mutua i nomi dei personaggi, Rapsodia in nero. Maschere di fango reinterpreta molto liberamente ambientazione, intreccio, personaggi. In una soluzione che, alludendo a distanza al Teatro-inchiesta, sovrappone di continuo i piani della narrazione amalgamando cronaca e flashback, la regia tende a sfumare i contorni più cupi e duri, posando uno sguardo pietoso sulla marginalità degli ultimi e sulla emblematica figura centrale, che riassume in sé le vessazioni di cui le donne sono fatte oggetto da secoli. Un ruolo non secondario gioca la colonna sonora, rigorosamente d’epoca, che accompagna dal vivo e commenta con intonazioni delicate il tragico evolversi dalla storia di Coletta. (M.A.)

Sabato 10 dicembre, ore 21.15

Domenica 11 dicembre, ore 19.00

Ingresso 10 euro

Informazioni e prenotazioni al

338 2041379

 

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"Riprendere per riprendersi" (E.T.)

fondata il 3 novembre 2006

registrata il 7 novembre 2006

via Giuseppe De Caro, 47
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Responsabile

Vincenzo Tota

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Martedì 6 dicembre 2022 i rappresentanti delle compagnie i cui spettacoli sono stati selezionati come finalisti del 14esimo Festival Nazionale Teatro XS Città di Salerno 2023 verranno informati telefonicamente o via mail

Il Festival Nazionale "Teatro XS"

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Teatro Genovesi

Salerno

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Il 7 novembre 2019, il sito ha raggiunto le 100.000 visualizzazioni

La presentazione, in brochure, di Giulio Baffi (Presidente dell'Associazione Nazionale Critici di Teatro)

 APPUNTAMENTI

 LEZIONE MAGISTRALE

Parole e musica, tradizioni e generi, timbri e registri diversi si rincorrono, si sovrappongono, infine si fondono nell’arte raffinata di Peppe Barra in una sintesi di rara incisività. Saldamente ancorato alle radici della memoria e al tempo stesso proiettato nei territori sfuggenti della modernità, l’interprete di una Napoli metatemporale dipana un lungo filo che dalla favola barocca di Gian Battista Basile e dalle filastrocche mnemoniche arriva fino ai suoni e agli umori del contemporaneo; gioca con perizia consumata, mai artificiosa, sul crinale sottile che divide il dramma dall’ironia, lo strazio dallo sberleffo grasso e trasgressivo, facendo leva sulle sue intatte qualità vocali, sulla sua accattivante e originale vis istrionica, con un gusto e una tecnica che di anno in anno si fanno più sofisticati e intriganti. 
Domenica scorsa Peppe Barra ha incantato i presenti con una deliziosa lezione in musica, non dissimile da quelle che impartisce agli studenti universitari da quando la “Federico II” gli ha conferito la laurea honoris causa in letteratura, scrittura e critica teatrale. Lo ha fatto con il consueto slancio, accompagnato da due musicisti di grande talento – Paolo Del Vecchio al mandolino e Luca Urciuoli al piano – per festeggiare Enzo Tota, che per il suo settantesimo compleanno ha voluto riunire gli amici al Teatro Genovesi, nello spazio in cui da oltre un decennio la Compagnia dell’Eclissi, da lui fondata, opera con impegno e passione. Tutti in piedi, dopo un’ora e venti di autentico godimento, ad applaudire il Maestro, poi a brindare. Una serata memorabile, che ha saputo emozionare e divertire nel segno di un artista intramontabile. 

(Marcello Andria)